Gocce di Sogni

Gocce di Sogni

‡_________‡_________‡

Dolce e flebile il mio tormento
d`un giorno senza giovamento,
d`un fuoco ch`arde turbolento,
d`un verbo ch`è dolcil fermento,
d`un velo ch`è come cemento,
d`un suono ch`evoca lamento,
d`un libro ch`è eterno turbamento

‡_________‡_________‡


Me



Fui Barda ed ora sono un' Eco delle Arti della Corte del Giglio di Giada, fedele al Conte Thorm.
Della mia infanzia e del mio passato non resta molto, se non una piccola pigna di fogli. Racciudono le mie poesie che ora troveranno posto qui


Love

L'Amore. . .
Amo le passioni, i desideri, i misteri. Amo la poesia e la sua arte. Ed altro che, però, è ancora segreto.


Hate

L'Odio. . .
Odio le frasi di comodo, l'ipocrisia e la falsità. Odio che dimentica le sue origini ed i suoi affetti pur di ottenere un posto un po' più in alto. Odio chi volta le spalle a coloro che chiamava Sorelle.


Music

Niente di particolare. Non vado a cercarla e lei non mi cerca. Viviamo due vite diverse.


Books

Leggo le bacheche e, spesso, mi diletto con i libri sulla storia della nostra cittadella.


Wish List

Strappare queste stupide ali.
Desidero ciò che amo e che è segreto
Continuare a scrivere, finchè ne avrò voglia
Affondare quello che mi ha creato
Indossate una maschera


Il Passato

*´¨) ¸.·´¸.·*´¨) ¸.·*¨) (¸.·´ (¸.· *.


Giorno 28°, Mese 6°, Anno VI

Nisida, quale piccola fata sperduta, viene condotta tra le mura del GranDucato di Extremelot per la prima volta. Ivi deciderà di rimanere per due lunghi anni, prima di trasferirsi con l’amata gilda e la famiglia nelle lande di DreamALot.


Giorno 20°, Mese 11°, Anno VI

Dopo aver a lungo convissuto con le fate di Avalon et essere diventata una Neos Seligen, scopre la verità sulla propria nascita: scintilla d’energia generata da un incubo. Altre fate scoprono la causa della loro esistenza et, assieme, decidono di fondare un Clan che racchiuda fate accomunate della medesima nascita: nasce il Clan delle Fate di Oneira.


Mese 3°, Anno VII

Un forte colpo viene sferrato contro la famiglia De Grabat: il Fato ha voluto che Eyal, Sorella Maggiore, vedesse mutare le sue sembianze fatate in quelle di una sanguine. Ella ha così deciso di seguire le tenebre, rinnegando quella che fu la sua vita passata. Questo segnerà la fine di una famiglia degna di questo nome.


Giorno 4°, mese 5°, anno VII

La Stirpe di Oneira, che è riuscita a raggiungere un’aderenza pari a cinquanta membri di cittadinanza emerita, viene inserita nella lista dei clan ufficiali, anche se non ancora riconosciuti dall’Accademia.


Giorno 14°, Mese 8°, Anno VII

Una delle poche date che raccontano della sua famiglia: Makange si sposa. Inutile dir che da buona madre Nisida presenzia alla cerimonia, nonostante non approvi il futuro genero, Tifone, vedendolo poco consono alla sua adorabile figliola. Il Matrimonio, svoltosi al tempio, imprigionerà Nisida e Makange in una parentela a volte difficile, ma, nonostante ciò, le due donne fingono di essere tranquille e felici, per darsi la forza di andar avanti.


Giorno 21°, mese 8°, anno VII

Mossa da un fortissimo amore per l’arte e, soprattutto, per la poesia, la giovane eterea domanda d’essere ammessa alla gilda che occuperà gran parte delle sue energie, che costituirà la sua famiglia: i Bardi. Svolto un breve periodo di aspirantato, le vien consegnata la prima maschera bardica, divenendo così Apprendista Barda.


Giorno 6°, mese 11°, anno VII

Giorno segnato da più di una gioia per questa giovane donna. Due gli avvenimenti che recarono in lei gaudio: vien mascherata d’azzurro, come Barda Aeda e, durante una piacevole conversazione con la Maestra Belkin e MyLord Mentor, incontra colui che divverà suo marito, il Mecenate Tyu.


Giorno 29°, mese 12°, anno VII

I giorni passano e Nisida inizia ad innamorarsi di questo mezz’elfo che con lei si comporta così gentilmente, nonostante nasconda un grande segreto. I dubbi si infittiscono fino a quando una pioggerella primaverile scende a diradarli: Tyu è già sposato. Nonostante la notizia scioccante, gli incontri tra i due continuano all’insegna della tranquillità, fino a quando il sentimento insito nei due cuori bussa prepotentemente alla porta del cuore. Esso fuoriesce con irruenza tipica delle passioni represse, costringendo sia Nisida, che Tyu, a confessare all’altro tutto ciò.


Giorno 8°, mese 2°, anno VIII

La Maschera si tinge di blu e s’adorna di una piccola falce di luna: Nisida sta crescendo. Passa dal ruolo di Aeda semplice a quello di Precettrice al fianco del Maestro Kymil.


Giorno 14°, mese 3°, anno VIII

I Mesi passano e l’amore che lega Nisida e Tyu si rafforza fino a giungere ad uno dei giorni più importanti. Mentre il Caro Maestro Kymil prende in moglie la, a volte, Adorabile Lady Veronica, il mezz’elfo, ferito alla gamba sinistra, s’inginocchia per chiedere la mano dell’eterea.


Giorno 22° mese 3° anno VIII

Il giorno del matrimonio ormai incalza, i preparativi fervono e anche gli ultimi inviti vengono spediti. Il tempo consente di celebrare il rito presso la Valle di Oneira, ove gli invitati si sono riuniti. Le schiere non sono folte, ma tra essere si nascondo i volti delle persone più care a Nisida et a Tyu: la genitrice, che sarà colei che celebrerà il rito; i più stimati e legati colleghi di lavoro; gli amici più cari. Nonostante ciò importanti sono le assenze, alcune previste, altre no di volti come le sorelle di Nisida, le figlie. Mancanze che, nonostante la gioia del momento, vengono percepite come un’effettiva perdita. Il Rito d’Unione Eterna viene portato a termine senza alcun intralcio e i due neosposi, scambiatesi le promesse, si donano l’un l’altro due piccole chiavi.


Giorno 29° mese 6° anno VIII

Il Matrimonio sembra andare per il meglio: nonostante il lungo viaggio di Tyu, Nisida non ha dimenticato gli splendidi momenti passati assieme. I colleghi e la famiglia, compresa la figlia di Tyu, Anefhi, le sono stati vicini, colmando una parte di quel vuoto lasciato dal marito. Ma, quando è stata la volte di Nisida di partire, qualcosa non è andato come ci si sarebbe aspettato. Per motivi a lei ancora sconosciuti, il mezz’elfo ha deciso di abbracciar la strada dei Miserabili, dove si trova anche la sua ex moglie, Ayssa. Come se ciò non bastasse a sconvolgere l’eterea di ritorno dal lungo viaggio, numerosi sono le voci, sempre più insistenti, che danno il loro matrimonio profondamente in crisi a causa, proprio, di quest’ultima. Dopo lunghe attese di risposte mai ricevute, i due sposi si incontrano per l’ultima volta: un forte litigio, le omissioni e il comportamento di entrambi, probabilmente troppo sostenuto, mette fine alla loro storia. Nisida mentirà al proprio cuore impedendosi di cercare nuovamente quel mezz’elfo che par averla totalmente dimenticata nei lunghi mesi di distanza.


Giorno 11° mese 7° anno VIII

Il tempo passa, ma le ferite di certo non si ricuciono. Sempre più rare le voci che le chiedono del marito, di cui ormai non sa più nulla. Vana è stata la ricerca di notizie tramite amici comuni e intentati rimangono i possibili approcci tra i due. E’ forse ora di mettere la parola fine? Forse, o forse no. Intanto altri successi lavorativi vengono riscossi dalla fata che ha maturato durante questi due anni: la maschera Verde le viene donata, facendola divenire Ambasciatrice della gilda a cui ormai si dedica totalmente.


Giorno 7°, Mese 9°, Anno VIII

Lunga è l’assenza della sua figliola delle vie del Granducato, lunga ed inspiegabile. I giorni passavano apparentemente tranquilli, anche se tetri, come tutti quelli che seguirono la discussione con il marito, quando una notizia arrivò a sconvolgere il suo cuore di madre: Makange era scomparsa. Una mano sconosciuta vergava quelle poche righe che recarono profonde ferite nel cuore ancor dolorante di Nisida. L’amata bambina, partita per un viaggio, aveva incontrato colui che ora scrive a quella donna che lei chiamava Madre per chieder notizie di lei. Invano Nisida ha atteso settimane prima di dar la notizia, sperando nel vederla improvvisamente apparir innanzi al suolo della propria casa. Da allora l’eterea ancora attende che qualcuno, finalmente, le possa dire che la sua bambina sta bene.


Giorno 12°, Mese 9°, Anno VIII

La gilda dei Bardi ha deciso di unirsi alla moltitudine di gente che, seguendo il conte Thorm, si trasferirà presso le lande di una nuova terra, DreamALot. Nisida, seguendo ovviamente quella che è divenuta la sua famiglia, chiede di poter seguire il proprio Mastro che, di conseguenza, le toglie la maschera da Barda di Extremelot. Tale mancanza lascerà il posto alla nuova maschera da dreamlottiana. I Bauli vengono riempiti con attenzione, portando con sé tutto ciò che le è più caro. Nemmeno in questa occasione i ricordi dell’amore perduto l’abbandonano. La gattina Aduial, il quadro della rosa, la piccola chiave riposta tra le cose più preziose, le lunghe lettere rilegate e conservate, alcuni dei regali di nozze fanno riaffiorar alla memoria della fata i tempi felici e il tempo perduto. L’ultimo addio alle terre che le hanno regalato alcuni dei momenti più belli e più brutti della sua vita. Che il viaggio abbia inizio.


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Nel giorno agosto 24 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ poesie, racconti, intime ]

La Morte di un Petalo

Foreste dei Senza Pace, Giorno 24° del Mese 8° dell’Anno II
Cimitero, Cripte di Morte, 1° Piano
 
 
 
E vuota l’alcova d’oscura beltade
vuoto l’assassino dal ligneo giaciglio
vuota la via ch’in sé racchiude le strade.
 
 
Nero lenzuolo m’avvolge
Essenza di Giada mi torce
Sussurro di squallide bolge
Sentenza lo sangue contorce
Upupa con suo canto travolge
Niun alla vista il naso distorce
 
Dolente pel assurda sua pena
Or più non tace l’inchiostro
Ramingo se ne esce di scena
Mentre per mia mano lo giostro
Acuto ne riempie la vena
 
Al punto ch’a lui io mi prostro
Langue la carta sotto al mio pugno
 
Giogata dal lento disegno
Ricordo di vita ch’espugno
Impregnato è d’Arte il mio pegno
Dolciamaro il mio pallido grugno
Or Giudice che lascia suo segno
 
D’odio plasma mia volontade
Unendovi eterno sbadiglio
Nero è il color di ciò ch’accade
 
Già dispersa l’ultima tela
Impunito è chi  l’ha rubata
Gioisce tessendo sua vela
L’uomo che l’ha deturpata
Io volgo a Colei che m’anela
Oh Morte, Lei m’ha chiamata.
 
 
Vuoto d’inchiostro il petal di Giglio
vuota la volontà che lenta decade
vuoto lo scrigno d’un pallido Giglio.
 
 
  
 
Nisida
- Fleur de l’ île -
l’ Illuminta

-°* Nisida *°-
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Nel giorno agosto 9 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ racconti, prose ]

quanto fa bene il rhum?

IsoLa del FonDatore, Giorno 7° DEL mese 8° del’ Anno II
 
 
 
InsoNNia a VITa !
     (chissà perché                  mi ricorda qualcosa)
 
In Sostan-       -Za sembro una mummia. Una mummia un po’
Ciondolante e MALandata.
-le               mummie puzzano-
 
 
Non mi ricordo bene tutto NÈ
Però so che UNa signora da cApelli biondi           neRi è venuta nella mia STANza
                                                                Ha tirato fuori QUAlcosa Dalla borSa e non so Bene perché,
Poco dopo, ho bEVUto qualcoSa di straNO che non mi hA faTTo sentire piU’ niente.
 
Ora sono nella mIa stanZa, soPRA il lenzuolo
rubato allL’ Emb-        ema, ma lui non lo sa……..shhhhHHH è un SegRETo.
 
Quella signora             comunque ERA cattivA né,
non Ha voUto curare la pul manNARa, quella lì…     ……AlceSti si.
 
Voglio vEDEre Signore
                 tutto bruciacchIATO, peRCHé la MAMMA mi vuoLe dire qualche COSa
lo SO IO, lo so.
 
                                      Comunque, volEVO anche dire che                 il rHUM fa straNi EFFEtti Né
la sigNOra SHeJva, mentre usciva,
                                                         giraVa tuttA come se fosse SU UNA barca. ErA BUffA.
mA voi       non diteglielo
è cattiva.
 
 
 
NiSidA

-°* Nisida *°-
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Nel giorno luglio 13 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ poesie, off game, intime ]

T'affatichi e soffochi

T’affatichi e soffochi
Quando sei in cima ad una lunga scalinata
Mille gradini fatti con il cuore in gola
Sei tremendamente in ritardo e corri
Giri vorticosa tra tutta quella gente assonnata
Piena di valige, di borse, di giornali da leggere
E tu sei così vuota, libera, piena di te
 
T’affatichi e soffochi
Quando corri per prendere il treno
Quel treno che non ti aspetta
Che già hai preso una volta
E che ti porta via, lontano
Dove non pensavi di arrivare mai
Soprattutto da sola.
 
T’affatichi e soffochi
Quando raggiungi l’ultima carrozza
Sali dalla parte sbagliata
E di nuovo giù, fino in fondo
Ti siedi e poco dopo ti alzi di nuovo
Sorridi e ti senti morire piano piano.
I muscoli si rilassano
Respiri a fondo ma non passa mai.
 
T’affatichi e soffochi
Nel tenere le gambe sempre tese
Gli occhi sempre all’orologio
Uno sguardo fisso al cellulare
Una miriade di pensieri diversi
“Chissà se ci sono i voti”
“Chissà cosa stanno facendo”
“Chissà quando arriverò, come sarà, cosa farò”
 
T’affatichi e soffochi
Quando il treno inizia a rallentare
Vedi la scritta “Stazione Tiburtina”
E pensi a tutte le canzoni in cui l’hai sentita
Pensi a quanto può distare Termini
Sei in ritardo e vuoi vedere Roma
Un’altra volta, anche solo per pochi minuti
 
T’affatichi e soffochi
Quando finalmente tocchi la banchina
Ed inizi a camminare con gli occhiali scuri
Stanca e felice di essere arrivata
Cammini cammini schivando la gente
Veloce, mentre i piedi urlano pietà
…quelle stupide scarpe nuove.
 
T’affatichi e soffochi
Quando esci con l’amico
Nessuno ha mai guidato così male
Ma anche bene allo stesso tempo
Il telefono squilla e con il cuore in gola
Spaventata, ansiosa, isterica parli
Gli specchietti delle macchine sembrano toccarsi
E capisci cosa prova chi sale in macchina con te.
 
T’affatichi e soffochi
Quando cammini di nuovo
Visi sconosciuti, troppa gente
Hai paura, così paura che
Non fai niente, non dici niente
Ti nascondi dietro gli occhiali scuri fino all’ultimo
Poi un viso amico, due parole mentre guardi.
 
E poi gli occhi chiari, il sorriso.
Soffochi in quell’abbraccio troppo stretto
In quel profumo che sei costretta a non dimenticare.
Soffochi per quelle sensazioni strane
Quei pensieri che si cancellano in un istante.
 
E poi di nuovo sola
Con la tentazione di afferrare la pompetta.
Ma poi sai che ti distruggerà
Ti verrà sonno e tu non vuoi avere sonno
Vuoi vivere quel vortice di emozioni
Di persone che si salutano, si abbracciano.
 
Mano nella mano andare via
Reggere un libro con una dedica bellissima.
Scherzare con una bambina
Che ti ricorda le tue foto da bambina.
Parlottare qua e là, stretta in una abbraccio tenero.
 
Tanta gente, troppa gente.
T’affatichi e soffochi di nuovo,
Ma non dici nulla, non usi la pompetta.
Sorride felice di quel soffocamento
Felice di poterlo vivere anche con i piedi doloranti
Con le gambe che faticano a reggerti
E con gli occhi già un po’ gonfi.
 
Soffochi quando siete soli
Per quanto poi? Quale minuto?
Mezzora? Non lo sai, non te ne rendi conto.
Il tempo scivola via veloce con lui
Ed iniziano i primi brividi
La voglia di non staccarti mai
Di non tornare più in quella città fredda.
 
Ti è venuto da piangere?
Sì, un po’ sì. Tu frigni sempre.
Anche quando hai abbracciato Laura
Stavi per piangere
Ma poi è passata, piano piano
È scivolata via quella voglia
Lasciarti andare davanti a tutti
No, questa volta no, però la voglia resta.
 
Resta quando senti quella frase
Quando senti il suo respiro sulla guancia
Quando abbracci Mela:
Non ti aspettavi davvero di vederla
Quella foto scattata dove tu sei intrusa
Quella stessa foto che ora cerchi disperatamente.
 
Sorride, felice di essere dove sei
Di stare con chi sei, anche se un po’ persa
Un po’ assonnata e infreddolita
Pensare che avevo portato quella maglia
Per farti vedere come mi stava bene
Perché sapevo che ti sarebbe piaciuta
E poi non l’ho nemmeno messa.
 
Le discussioni, i brutti gesti
E ti ritrovi a parlare con persone che non conosci
A respirare fumo di sigarette che non sopporti
E di nuovo ti senti soffocare
Ma questa volta c’è un perché
E non puoi evitare la pompetta
Non più, non resisti più.
 
E’ sempre più tardi
Vuoi andare via da lì
Salutare chi ancora ti manca e staccare
Rimanere un po’ più sola per riprovare quei brividi
Sentirne di nuovi, mai provati
Mentre il tuo corpo si scalda piano piano
Niente di illecito e l’idea ti piace
Ti piace sentire la mani grandi abbracciarti
Toccarti i capelli e il viso.
 
Anche qua il tempo passa
Non ti senti più soffocare
E non sai che ora sia e nemmeno ti importa
Stai bene così, troppo bene
Sai che finirà ma non ci pensi.
 
Un bacio, un altro e poi un altro ancora
Non conduci il gioco e non ti spaventa
Lo stai pensando, ma non lo dici
Non dici nulla, come poche volte è capitato
Preferisci quel silenzio di mille parole
Parole sussurrate a quel cuore che senti battere
Parole che non escono da quelle labbra
Che senti sulla tua pelle appena scoperta
Parole che non hanno bisogno d’essere dette.
 
Il telefono squilla, il finestrino si abbassa
Quell’attimo è finito e torna il freddo
Roma è bella di notte
Roma tra un discorso serio
Una risata e un sorriso di profilo
Un semaforo rosso, una strada sbagliata
Una parola di troppo e una non detta
L’indicazione dell’uomo della benzina
Il ponte dei lucchetti fatto per ben due volte.
 
Il giorno avanza prepotente
E noi troviamo la stazione
Dormiamo un po’, o meglio
Tu dormi, io rimango a guardarti dormire.
Un altro bacio di nascosto
E mentre dormi mi stringi tanto
Quasi mi fai male, ma tu non lo sai
 
Ti svegli, ti sistemi un po’
E ti riaddormenti di nuovo
Torni a stringermi, un po’ meno forte
Andrea a volte ci guarda, ma non penso ci veda
E il sole sorge mentre ti accarezzo piano
Non voglio svegliarti ma devo.
 
E di nuovo la stazione
Di nuovo un treno che non mi porterà vicino
Come ha fatto il primo
Vorrei parlare, ma…non ci riesco
Mi viene di nuovo da piangere
Ma non lo faccio, sorrido in quell’abbraccio
Un Bacio e poi mi fai salire.
 
E io mi sento soffocare di nuovo
Cerco il posto e trovo gli altri
Loro dormono già, solo uno mi vede.
Io dormo poco e quando mi muovo
Sento il tuo odore tra i capelli
Mi nascondo dietro gli occhiali scuri
E mi lascio portare via fino ad oggi.
 
Sto soffocando di nuovo
Ma non arriverà la pompetta a salvarmi
Nessuno mi salverà dai ferri roventi
Nessuno cancellerà le parole sbagliate
Nessuno fermerà chi zitto non sa stare
Nessuno terrà lontano le battute cattive.
Eppure io sto qua, non propriamente intera

Però non ho paura di loro


-°* Nisida *°-
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Nel giorno luglio 13 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ prose ]

La dipartita di Storia

Isola del Fondatore, Giorno 13° del Mese 7° dell’Anno II
 
 
    Oggi mi trovavo così, assorta nei pensieri più astrusi, mentre la mani scivolavano tra troppe lettere da spedire, alcuni abbozzi di poesie, missive a cui dare risposta.
La gamba mi duole ancora un poco per permettermi lunghe camminate, così mi sono ritirata nelle mie stanze, dove passo gran parte della giornata e dove, francamente, non mi annoio poi tanto. C’è sempre qualcosa da leggere, qualcosa da scrivere. Il pennino, regalo di tempi lontani, non mi ha mai abbandonato in giornate come questa e nemmeno ora sembra averne intenzione.
 
     Perché sto scrivendo? Ebbene, all’inizio non v’era un motivo preciso, ma or che i miei occhi si sono posati su una vecchia missiva, ne ho trovato uno più che valido. Si parla di qualche settimana fa, d’una notizia che fece un enorme scalpore all’interno della Corte e non solo, ma di cui nessuno ha veramente mai parlato. Nessuno si è mai fermato a scrivere di questo.
 
    Eppure credo che tutti noi ce lo siamo chiesti. Quando Storia abbandona quella Corte che di Storia è portavoce, molti si domandano come mai. All’inizio non volli crederci, ma la vostra prolungata assenza dalla Rocca non fa che avvalorare le Vostre parole, i Vostri propositi. Nessuno V’ha più veduto o sentito suonare nel Vostro studio. Nessuno è più stato avvelenato dai Vostri ritrovati alchimici. Nessuno ha più proferito il nome Emblema.
 
    Già una volta Vi dissi che mi avevate deluso, serve ripeterlo? La Corte rimpiange un Emblema, forse, io rimpiango un Demonio che non ha lasciato dietro sé solo terra bruciata. Sappiate che Vi detesto, ma, allo stesso tempo, non posso non sentire la mancanza di Storia.
 
Perché si sappia che almeno qualcuno, della Corte, si dispiace per la Vostra dipartita.
 
 
 
Nisida
Donna e nulla più

-°* Nisida *°-
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Nel giorno luglio 10 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ racconti, prose ]

Di una Pronta Consegna

Isola del Fondatore, Giorno 9° del Mese 7° dell'Anno II
 
 
In Somnio Vita!
 
Il ritardo del mio scritto è ben palese, ma purtroppo ciò che è accaduto mi ha impedito d’esser celere nell’affiggere quanto riassunto di mio pugno.
 
Era un pomeriggio come tanti sull’Isola, un po’ caldo per uscir dalle mie stanze, ma sotto gentil invito del or Demiurgo Cimiero, non potei esimermi dal recarmi all’Approdo dell’Alba per il ritiro dei premi del Concorso d’Arte conclusosi pochi giorni prima. E proprio mentre scendevo all’Approdo, su quell’impervia scalinata naturale, semidistrutta da quel nefasto terremoto che ha cancellato la Nostra Locanda Sconta, mi ritrovai a camminare il compagnia del Primo d’Armi Defrel, incontrato poco prima.
 
Stavamo giusto discutendo del carico da ritirare, quando, vuoi per distrazione, vuoi per sfortuna, uno di quei bellissimi calzari scivolò dalla roccia, facendomi elegantemente e involontariamente sedere sui gradini in un’inconsueta posizione. Il solito dolore che si prova dopo una caduta, non mi ha certo fermato.
 
Scesi fino al Molo abbiamo assistito, almeno in parte, allo scaricamento delle casse contenenti i preziosi Manufatti ed altre cianfrusaglie simili destinate alla Corte. Lo scambio di battute è stato assai cordiale, come sempre mi è capitato con il Forgiatore, ma, cosa ancor più importante, si è rivelato assai gentile al momento del pagamento. Che non si dica che l’ormai passata Fucina, or Loggia dei Mastri sia eccessivamente pretenziosa, anzi. E non si dica nemmeno che sia lenta nella consegna dei suoi aggeggi.
 
Infatti il Primo d’Armi si permise d’ordinare una lama – or non ricordo il nome, per me sono tutte uguali, una vale l’altra – e, nonostante la creazione di un’arma richieda particolari attenzioni per quanto riguarda l’impugnatura, il bilanciamento e via dicendo – non illudeteVi, non son certo parole mie, bensì del Signor Cimiero c’ha sicuramente più voce in capitolo d’una Legata –, par che non sia stato poi così difficile trovarne una adatta in tempi assai brevi. Bastò frugare un po’ su quel barcone da dove furon prima tolte le nostre casse, per trovar quella che faceva al caso di Defrel.
 
E non si dica nemmeno che i Mastri sono scortesi: giammai!
Infinitamente gentile fu il Domine Demiurgo nell’accompagnare questa povera Legata ferita da una stupida roccia fin alla Rocca, mentre il Primo s’occupava di trasportare le casse fino alla Scalinata, nell’attesa che i Dragoni portassero il tutto alla Rocca stessa.
 
Per il pagamento ho dato la mia parola, presto ci rivedremo Cimiero.
 
 
 
Nisida
Legato per gli Eventi
Corte del Giglio di Giada

-°* Nisida *°-
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Nel giorno luglio 10 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ poesie ]

Vendetta

Il Vinto la reclama a gran voce,
profetando i più funesti presagi,
la smania monta in rabbia feroce
‘largando la schiera dei contagi.
 
Nell’orgoglio bruciato s’annida,
nutrendosi di verbi di sfregio,
il nemico giurato lei sfida
riservandogli parole di spregio.
 
Che si lavi con sangue quell’Onta”
gridava quel corpo ormai lordo
E’ Lei l’unica cosa che conta”:
Vendetta, di Giustizia il ricordo.

-°* Nisida *°-
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Nel giorno giugno 18 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ poesie, intime ]

Nerea

Isola del Fondatore, Giorno 11° del Mese 6° dell`Anno II


In Somnio Vita!
 

Canto la Notteperdutasi in un Sogno
Canto di Lei, Elfa dalla Piuma sibillina
Canto Colei che di Tenebra ha bisogno
Canto la Notte, tenera e dolce assassina.
 
Canto dell’Ombra nascosta in uno Scrigno
Canto di Lei, Voce di Speranza inattesa
Canto colei che fu il nero unico Cigno
Canto la Nera, maschera d’oscura sorpresa.
 
 
La mano scende implacabile
a plasmar colei che la serve,
la notte corre instancabile
a muover il pungo che ferve.
 
Penna scorre sugli ingialliti
lembi di una carta stampata
narrando degli insigniti
membri dalla stoffa strappata.
 
La carta intrisa del sangue di
chi con orgoglio l’indossa,
l’Ombra è l’unico segno di
sfida con cui Ella s’è mossa.
 
Nero è il tetro colore con cui
l’hanno saggiamente dipinta
Tristezza è il sentimento con cui
viene ‘sì da tutti distinta.
 
Specchio riflette anni passati
tingendo il dolce contrasto:
riso per i corpi cantati,
grinze per colpa dell’Astro.
 
Luna raccoglie la raminga
cantrice di pubbliche teche,
le lascia condurre l’arringa
fedele alle figure più bieche
 
 
Canto d’una Egregia Custode di Giada
Canto del Viola che dipinge sue tele
Canto della Lacrima di Perla rugiada
Canto del suo Verbo ‘sì pieno di fiele.
 
Canto di Lei che lo Sangue scambiò
Canto l’ebano degli occhi ridenti
Canto di Lei che sua razza mutò
Canto la Maestra d’imberbi silenti.

 

Nisida de Grabat
Legato per gli Eventi
Corte del Giglio di Giada
- Fu Barda -


-°* Nisida *°-
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Nel giorno giugno 18 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ racconti, prose ]

il Castigo è nella giuria

Isola del Fondatore, Giorno 29° del Mese 5° dell’Anno II
 
 
In Somnio Vita!
 
 
Mai m’ero spinta così ad Est e, devo dire, il tutto è abbastanza inquietante. Non ho mai detestato il silenzio come in quel loco, così strano, così buio, così assordante nella sua assoluta quiete. Il nome è stato ben scelto. Mi complimento. L’immaginazione lì può annegare nella vastità dell’Ombra e trovare tutto ciò di cui ha più paura, dalla falce all’insetto, dal sangue all’acqua, perdersi e riaffiorare subito dopo, lasciandoti in preda a mille sospetti, mille timori.
 
Luogo dove le offese vengono, da secoli, pagate con il sangue, sia di nemici, che di fratelli. L’Onta viene lavata ad ogni costo e io, di questo, avevo bisogno. Il concorso aveva bisogno della sua giurata, di colei ch’è portavoce di un Ordine e di una razza che contemplano appieno il significato della parola Vendetta.
 
Al Generale Supremo delle Piaghe, Madama Aenighma do il benvenuto tra i nomi di coloro che si annoverano nella Giuria, nella speranza di poter accogliere Lei e la Signorina Alyce nelle Terre del Conte per tutta la durata del Concorso.
 
Il Castigo è nella Giuria.
La Vendetta sta per trovare il suo sfogo.
Che il sangue dei pennini serva a tacitarne le smanie.

-°* Nisida *°-
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Nel giorno maggio 28 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ racconti, prose ]

Il Perdono è nella giuria

Isola del Fondatore, Giorno 28° del Mese 5° dell’Anno II


In Somnio Vita!



Anche coloro che non credono in un determinato culto, che non ne condividono le scelte, che non ne abbracciano la professione, possono riconoscere la magnificenza di un edificio. Possono vedere in coloro che si ergono, giustamente, a Eletti persone di indubbia qualità, d’apprezzabile moralità, seppur non sempre condivisibile.

Sebbene il sole non si fosse nemmeno lontanamente fatto vedere, per la fortuna dei miei poveri occhi, il cammino fino al Piazzale che si dipana innanzi al Tempio di Themis è stato lungo, ma non vano. Fruttuoso il pomeriggio che mi ha visto impegnata in una tranquilla discussione con il Supremo Profeta della Luce, Madama RosaDelVento, allietata anche dall’arrivo della piccola Eel, Figlia dell’Elda e d’un importante Maschera.

Il motivo del nostro incontro, come ben lei sa, è stato il nuovo Concorso, il primo Concorso patrocinato dalla Corte del Giglio di Giada e nato, cosa che forse tutti non sanno, da un desiderio del Nostro Legato delle Leggi, Sir Lial.

Ebbene, Popolo, il Perdono è nella Giuria.


-°* Nisida *°-
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Nel giorno maggio 26 2007 una goccia è caduto dal sogno ricordato come [ racconti, prose ]

Andaryel e la Giuria

Isola del Fondatore, Giorno 26° del Mese 5° dell’Anno II


In Somnio Vita!



Le Rose sono da sempre uno dei miei fiori preferiti. Il loro strano profumo, la morbidezza dei loro petali sottili e delicati. Le loro spine, ispide ed inaspettate. Sono una delizia agli occhi di chi le osserva ed oggi ne ho viste molte. Posso finalmente confermare le dicerie sentite in merito ai giardini del Palazzo della Baronessa Hahaiah: sono meravigliosi.

Nel meriggio di oggi, come ho prima accennato, mi sono recata, accompagnata dal Legato per le Nobiltà, Sir Sid, presso il Roseto della Fata, dopo aver chiesto udienza al Sommo Iudex delle Terre di Centro e del Piccolo Popolo, Lady Andaryel.

Le carinerie usateci sono state molte – perché si sappia che c’è ancora qualcuno che venera l’ospite, a differenza d’altri che all’Equilibrio inneggiano – e, mentre i nostri occhi potevano ammirare la bellezza delle Rose, io e Lady Andaryel abbiamo potuto discorrere di un nuovo progetto patrocinato dalla del Giglio di Giada. Una volta udito il Tema, non ho dovuto faticar nel convincere il Sommo d’usarci la cortesia di far parte della Giuria di questo nuovo Concorso.

Che il Popolo sappia che qualcosa si sta muovendo e che l’Arte è da sempre importante per il Conte Thorm.

-°* Nisida *°-
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